Studenti di Heidegger e il nazismo

Da Libro bianco.

Categoria: Voci

Seguendo l'esempio di Heidegger, molti studenti diventarono nazisti



L'illazione è alla base dell'idea letteraria su cui è costruito il romanzo di José Pablo Feinmann L'ombra di Heidegger. La tesi è una di quelle che Popper definirebbe "non falsificabile", cioè non scientifica. Chi sarebbero questi studenti? In che senso "aderirono" al nazismo? Esiste qualche testimonianza in questo senso? No, non ne esiste alcuna. Vi sono invece numerose testimonianze in senso contrario. Numerosi studenti e uditori dei corsi e dei seminari di Heidegger hanno sottolineato il fatto che proprio grazie a Heidegger si tennero lontani dalle sirene del nazionalsocialismo.

Siegfried Bröse (funzionario statale destituito nel 1933; uditore dei corsi di Heidegger dal 1934 al 1944):

«[…] almeno a partire dalla fine 1934-inizio 1935, e con una sempre maggiore lucidità, Heidegger non ha mai perso l'occasione, durante i suoi corsi, di precisare il suo punto di vista rispetto ai discorsi del ministro della Propaganda del Reich, Goebbels, e di altri corifei, e molto spesso con una tale acutezza nella critica e una tale chiarezza nel rifiuto che i suoi studenti potevano quanto meno temere di essere perseguiti politicamente. Si poteva inoltre notare, cosa che mi fu confermata in diverse occasioni dai partecipanti, che i corsi di Heidegger erano frequentati in massa perché gli studenti, avendo lì un'occasione per comprendere il nazionalsocialismo in tutta la sua non-verità, venivano a cercare una regola per la loro condotta. [...] I corsi di Heidegger non erano frequentati soltanto da studenti, ma anche da persone che esercitavano già da tempo una professione, o addirittura da pensionati; ogni volta che ebbi l'occasione di parlare con costoro, emergeva sempre l'ammirazione per il coraggio con il quale Heidegger, dall'alto della sua posizione filosofica e nel rigore del suo discorso, osava attaccare il nazionalsocialismo. [...]» (Lettera di Siegfried Bröse al rettore dell’Università di Friburgo, 14 gennaio 1946, pubblicata in Critique, novembre 1966)

Walter Biemel (allievo di Husserl e studente di Heidegger dal 1942):

«Heidegger era uno dei pochissimi professori che non iniziava le lezioni con il “saluto tedesco” (Heil Hitler), che pure era amministrativamente obbligatorio. I suoi corsi […] erano fra i pochissimi nei quali si arrischiavano osservazioni contro il nazionalsocialismo. Ho avuto con Heidegger numerose conversazioni di quelle che a quei tempi potevano costarti la vita. E' assolutamente fuori discussione che fosse un nemico dichiarato del regime» (Walter Biemel, 1966)
«Ebbi l’onore di essere invitato da Heidegger a far parte del circolo ristretto del seminario superiore. Dopo essermi ambientato in quel tipo di lavoro, gli proposi un tema di dissertazione che lui accettò di dirigere. Da alcune osservazioni che aveva fatto durante i seminari, ma anche nei corsi, dedussi che Heidegger, rispetto alle posizioni del partito, si poneva in una posizione di assoluto rifiuto. Quando fui invitato nella sua casa di Zähringen, ci trovammo a discutere della situazione politica e militare. Heidegger parlò dei dirigenti del partito, dicendo che erano dei criminali; la continuazione della guerra era un’assurdità. Feci in seguito conoscenza di altri professori. In nessuno trovai un rifiuto così chiaro ed esplicito del regime. Quanto a me, con nessun altro osavo parlare così apertamente contro il nazionalsocialismo.» (W. Biemel in "Freiburger Universitätsblätter", n. 92. giugno 1986, pp. 71 seg.)

Hermine Rohner (studentessa di Heidegger dal 1940 al 1943):

«[Heidegger] non mostrava alcun timore, persino nei corsi aperti agli studenti di tutte le facoltà (dove il numero dei partecipanti era tale da non poter pensare che fossero tutti “suoi” allievi), di criticare il nazionalsocialismo in maniera così esplicita e con il taglio così asciutto che era solito imprimere ai termini che sceglieva, che mi capitò di esserne spaventata al punto d'alzare lo sguardo al cielo per augurarmi, di tutto cuore, dopo la catastrofe che si era abbattuta su Hans e Sophie Scholl, che non ci fosse ad assistere alcuna persona dalla mentalità analoga a quella del sinistro usciere dell'università di Monaco. Altrimenti la stessa sorte sarebbe sicuramente toccata a Heidegger. Mi meravigliavo, dopo qualche giorno, di trovarlo ancora al suo posto. […]» (H. Rohner, lettera alla “Badische Zeitung” del 13 agosto 1986)

Erich Ruprecht (assistente del Seminario di tedesco dell'Università di Friburgo nel 1941)

«Il professore titolare [scil. del Seminario], un certo Witkop, aveva subìto delle pressioni dalla facoltà: si trattava di spingermi ad entrare nel partito. Egli mi consiglò di sentire il parere di Heidegger. Andai così da Heidegger; lo informai dapprima delle difficoltà politiche che avevo incontato a Berlino, dove avevo lavorato per qualche anno come borsista [...]. Heidegger seguì il mio discorso con grande attenzione, senza mai perdere la calma. Infine, arivai al punto: era necessario che io, in qualità di assistente, mi iscrivessi al partito? Heidegger balzò dalla sedia esclamando: "Come? Ancora adesso? Non avrà nessuna difficoltà a entrarvi, ma una volta dentro non ne uscirà più - guardi il mio caso!" Promise di intervenire in mio favore e scrisse a Witkop di accettarmi come assistente anche se non ero iscritto al partito. Se Heidegger, all'epoca, disponeva ancora di una posizione di forza, egli la utilizzava dunque contro il partito.» (E. Ruprecht, lettera alla "Badische Zeitung", 10 novembre 1987)

Georg Picht (studente di Heidegger dal 1940)

«Nessuno può oggi immaginarsi quale smarrimento avesse allora colpito gli spiriti più eminenti. ... In mezzo a quella confusione spirituale, la ferma determinazione che Heidegger, nonostante il suo errore politico, mostrava nei confronti dei detentori del potere, era certo difficile da sopportare per un giovane, ma anche altamente istruttiva.» (G. Picht Die Macht des Denkens in Erinnerungen an Martin Heidegger, Pfullingen 1977, pp. 199-200).
«Non mi stupii quando un giovane venne a farmi visita e mi disse: "Non mi chieda la fonte delle mie informazioni. Lei espone la Sua persona a un grave rischio se continua a farsi vedere in giro così spesso con il professor Heidegger." Lo ringraziai e aggiunsi di non meravigliarsi se avessi continuato a farlo. Heidegger era una delle poche persone con le quali, all'epoca, potevo parlare liberamente di politica.» (ibid., p. 200)

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